LA PAURA DI NON ESSERE UNA MAMMA ALL'ALTEZZA

Un bel dilemma questo, buoni genitori  si nasce o si diventa ? Ci vuole una spinta costante a mettersi in gioco, e soprattutto in discussione, perché essere dei buoni genitori è il lavoro più difficile del mondo.

Chiedo però a voi care lettrici e cari lettori; cosa ne pensate? si può essere naturalmente portati ad essere buoni genitori, o si può "imparare"?

Da quando sono diventata mamma, ho iniziato a vedere il ruolo di genitore con occhi molto diversi. La mia esperienza personale nel ruolo di figlia, è stato un totale disastro.

Vorrei analizzarlo prima sul lato emotivo/soggettivo.

Ho 2 fratelli, tutti e tre con un padre diverso, si vede che era il periodo dell’impollinazione (cerco di usare un termine sarcastico) ma questo fa molto pensare, tra l’altro, non gli ho neanche mai conosciuti.

Questo mi ha fatto molto riflettere, perché il primo pensiero che mi è balenato nella testa, quanta importanza ha dato a questo ruolo di mamma? Ma non solo, non si sarà mai posta la preoccupazione di gestire quella parte emotiva dei suoi figli dovendo vivere situazioni famigliari diverse?

Io sono l’ultima dei tre, e non ha mai badato ai suoi figli perché amava la bella vita, è sempre stata un carattere ribelle, e ha lasciato che le cose trascorressero così com'erano, motivo per il quale credo che gli altri miei fratelli non l’abbiano mai cercata.

Poi ci sono io, ma non sono mai cresciuta con mia mamma, perché quando mi ha messo al mondo è finita in carcere per una situazione di cui non aveva colpa, ma che in qualche modo si era andata a cercare. 

Non vi racconto tutti i dettagli in quanto sto finendo di scrivere il libro proprio sulla mia vita e spero presto di poterlo condividere con tutti voi.

Venendo di nuovo a noi, fino all’età di 3 anni ho vissuto con mio padre, un uomo alcolizzato dove il suo ruolo gli stava molto stretto, e la sua frustrazione veniva riversata su di me. Venivo picchiata e rimanevo tutto il giorno da sola…a volte senza mangiare, e senza neanche essere lavata per giorni, (vi ricordo che avevo solo 3 anni) l’età di mia figlia ora, che solo se ci penso mi vengono i brividi.

Avevo il terrore negli occhi ogni volta che lo vedevo, e capite bene che la parte affettiva era un anello mancante e costante. Ho già scritto un articolo inerente al "potere della paura" https://laurapinna.it/curiosita/il-potere-della-paura/

La paura è l’emozione più difficile da gestire. Il dolore si piange, la rabbia si urla, ma la paura si aggrappa silenziosamente al cuore.
(Gregory David Roberts)

Ma un bel giorno, si finalmente un bel giorno, mio padre perde la testa e mi frusta la schiena, perché continuavo a piangere forse avevo fame, sonno o chissà che altro, mi cinghia facendomi delle ferite profonde sulla schiena, e da li si attivò tutto il processo (affidamento, assistenti sociali, tribunali) senza mai chiedere nulla, ma finalmente le cose da li cambiarono.

Per fortuna che decidono subito di prendere in carico la situazione i miei zii, i miei angeli custodi, e da qui che ho iniziato a pensare che non è un vero genitore chi ti fa ma chi ti cresce.

Mi hanno amato subito come se fossi la loro figlia, anzi credo molto di più, ma la favola finì molto presto, il tribunale mi affido ad un collegio, dove ci rimasi fino all’età di 19 anni.

Eh già la vita è stata molto dura per me, non avevo scelto io di essere messa al mondo, ma le cose andarono cosi e dovetti prenderne atto e rifarmi una nuova vita.

Secondo Voi quindi, se una persona ha avuto come esempio dei genitori negativi, potrebbe non essere a sua volta un bravo genitore? Non so…. Sicuramente avere dei buoni esempi è fondamentale, ma credo che come in tutte le situazioni, poi sta a te decidere e pilotare la tua vita.

Mi hanno detto più volte di essere una donna resiliente.

In psicologia, la resilienza è un concetto che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.

Avere una famiglia tutta mia è sempre stato il mio sogno più grande, ma nello stesso tempo avevo una grande paura, in primis di non trovare un buon padre e poi di riversare tutta la mia paura ed insicurezza sui miei figli.

Sono insieme dal mio compagno da ben 12 anni e ci ho messo un po' prima di allargare la famiglia, perché non avrei mai voluto e potuto sopportare che mia figlia subisse quello che ho passato io. Ma lui era la persona giusta, sapete da cosa l’ho capito? Perché è un bravo compagno.

A marzo del 2017, il mio sogno diventa realtà e nasce la mia bimba, Mya. E’ stata l’emozione più bella ed intensa della mia vita. Da lì, la consapevolezza e certezza che senza mia figlia io non avrei mai potuto vivere.

Il mio grande amore

Ma sarei stata/ diventata una brava mamma? Quante di voi si saranno poste questa domanda?

Capite bene, che la prima fase iniziale è stata di totale protezione e forse anche ossessiva perché non mi fidavo di nessuno, avevo sempre il terrore che qualcuno le potesse fare qualcosa. La riempivo di baci e abbracci quasi a volte senza darle un momento di tregua. Era la mia bimba e la volevo solo proteggere, che male c’era?

Ma era sbagliato perché tutte le mie paure ed insicurezze gliele trasmettevo senza darle modo a volte di essere Lei a decidere.

Un giorno una mia amica (tra l’altro psicologa) mi fece notare di quante volte nella giornata a mia figlia Le facevo sempre la stessa domanda (quanto ti ama la mamma?) giustamente lei rispondeva (tanto) ma era una risposta che le avevo insegnato io.

Lei sapeva che io la amavo tanto, ma era giusto che lei me lo dimostrasse quanto e come voleva. Era più un mio vuoto che volevo colmare, e forse non a caso la mia bimba l’ho chiamata ( Mya!)

Avevo capito che era necessario cambiare il mio atteggiamento mentale di genitore. La prima cosa che ho fatto (forse anche banale ma è stata efficace) ho comprato un libro che vi consiglio tantissimo perché mi ha dato grandi spunti) e li lessi una frase che mi aveva molto colpita.

Un libro che vuole accompagnare e sostenere le persone che intraprendono il cammino del “diventare genitori” che, come dice il titolo, è un traguardo da perseguire e non un punto da cui partire nel momento in cui nasce un figlio o si decide di concepirlo. L’autrice distingue tra fare il genitore ed essere genitore...

forse la difficoltà maggiore sta nel fatto che oggi siamo tutti consapevoli dell'importanza delle esperienze e delle scelte che formano il carattere nei primi anni di vita, e questo ci condiziona, ci responsabilizza eccessivamente fino a renderci insicuri.

I primissimi anni sono fondamentali per un bambino, questa frase mi ridondava in testa senza mai tregua…proprio quei primissimi anni che avevo vissuto io, da lì capii che dovevo imparare a diventare un nuovo genitore. Ci troviamo in conflitti che non possiamo prevedere. Vorrei essere perfetta, ma nessuno di noi lo è.  

Essere mamma è pazienza. È imparare. È capire. È prevenire. È curare. È amare. È coordinazione. È braccia sicure. È voce ferma e calma. È rispetto. È passione. È amore. È vitalità. È purezza. È completezza. E’ rispetto.

Mamme non si nasce, lo si diventa giorno per giorno compiendo sbagli e facendo ammenda.

Essere mamma è una conquista. Essere mamma è un’esperienza senza mai fine. Essere mamma è a vita. Essere mamma è giochi ovunque. È una casa in disordine per essere riordinata. Essere mamma è cucinare con amore. Essere mamma è vivere i propri figli. Essere mamma è crescerli con amore e rispetto delle loro esigenze. Essere una brava mamma è mettersi nei panni del proprio figlio. Difenderlo, comprenderlo, capirlo, consolarlo e consigliarlo in ogni passo.

Per risolvere i piccoli problemi che incontriamo con i nostri figli, una possibile soluzione funzionale può essere anche quella di considerare in maniera più accurata ogni scambio comunicativo. La comunicazione ha un ruolo fondamentale per aiutare il genitore ad essere efficace a livello relazionale e per costruire la sintonia affettivo-emotiva più adeguata con il proprio figlio. Chiaramente un genitore che assume una posizione più “morbida” e flessibile potrà attendersi esiti differenti rispetto ad un genitore che manifesta una modalità relazionale autoritaria. Ciò non significa che in alcune situazione non vi sia la necessità di essere maggiormente “direttivi” a fronte di alcune trasgressioni. La cosa fondamentale è quella di trovare una giusta sintonia, “danzando” fra diverse posizioni relazionali a seconda delle differenti situazioni che si vengono a creare nell'interazione con i figli.

Questo non è solamente un film d'animazione come gli altri: questo è un geniale capolavoro d'animazione. Adatta per i più piccoli per i classici intermezzi comici ma illuminante per i ragazzi/adulti. Sono riusciti a materializzare le emozioni, sono riusciti a concretizzare l'astratto in un periodo così pieno di cambiamenti e l'hanno fatto con una metafora perfetta in ogni suo punto. Assolutamente da vedere.

Oggi che sono mamma, nasce in me una nuova consapevolezza, non più di rabbia verso i miei genitori, ma di gratitudine. Gratitudine? Si perché nonostante tutto se non mi avessero mai messa al mondo, ora io non sarei potuta essere una MAMMA FELICE.

Un bambino renderà l’amore più forte, i giorni più brevi, le notti più lunghe, la casa più felice, i vestiti più morbidi, il passato dimenticato e il futuro un luogo in cui vale la pena vivere.


“Io non voglio cancellare il mio passato, perché nel bene o nel male mi ha reso quello che sono oggi. Anzi ringrazio chi mi ha fatto scoprire l'amore e il dolore, chi mi ha amato e usato, chi mi ha detto ti voglio bene credendoci e chi invece l'ha fatto solo per i suoi sporchi comodi. Io ringrazio me stesso per aver trovato sempre la forza di rialzarmi e andare avanti, sempre.”

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